Comunicato del 19 maggio 2019 del Collegio Difensivo

Relazione del Collegio difensivo

Riteniamo opportuno e doveroso procedere ad un aggiornamento della situazione riguardante le iniziative assunte a tutela dei giudici onorari e lo stato del contenzioso.

Com’è noto, la complessa vertenza promossa dai giudici onorari italiani per l’affermazione del diritto al riconoscimento dei diritti fondamentali, quali “lavoratori” alle dipendenze dell’Amministrazione giudiziaria, nelle diverse vesti di G.O.T., V.P.O., Giudice di pace, ha visto impegnato un collegio difensivo composto da cinque professionisti, esperti nella materia e in particolare impegnati nel diritto del lavoro europeo, sia come studiosi che come avvocati protagonisti, negli scorsi anni ma anche tuttora, di alcune delle più importanti iniziative di tutela dei lavoratori nel settore pubblico in sede europea e dinanzi alle Alte Corti (Corte di Giustizia Europea, Corte Costituzionale, Corte Edu).

La precisa consapevolezza che la giurisprudenza nazionale e in particolare quella di legittimità della Corte di Cassazione ha finora manifestato orientamenti molto negativi ed ostili a qualunque riconoscimento per i giudici onorari delle tutele previste per ogni altra categoria di lavoratori, ci ha convinti che una prospettiva vincente potesse essere individuata (come è avvenuto per altre categorie di lavoratori) valorizzando le diverse possibilità consentite dall’ordinamento europeo e dalle istituzioni sovranazionali, ove prevalgono altri principi e altre visioni relativamente al problema della compatibilità del rapporto “onorario” dei giudici non togati con i diritti fondamentali e, in particolare, con la normativa dell’Unione Europea.

Abbiamo quindi promosso un primo procedimento in cui si è sollevata la questione della conformità al diritto della U.E. del trattamento economico e normativo riservato dall’ordinamento nazionale ai giudici onorari italiani, richiamando i principi e la giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea.

In tale procedimento, nato dalla domanda di un provvedimento ingiuntivo da parte di un giudice onorario per le ferie non godute, il Giudice adito (giudice di pace di L’Aquila) ha, con propria ordinanza, sottoposto alla C.G.E. alcuni quesiti volti ad accertare la legittimità delle disposizioni di legge nazionali e la loro compatibilità con le norme e con i principi dell’ordinamento europeo.

Altri procedimenti, promossi dinanzi ad altri giudici di pace, hanno visto prodursi analoghe ordinanze di rinvio alla Corte di Giustizia Europea.

Nel corso del procedimento in questione (C-472/17) dinanzi alla Corte di Giustizia Europea, abbiamo invitato tutti i giudici onorari italiani a sottoscrivere un atto di intervento, per poter rappresentare, con la loro presenza nel giudizio in questione, una posizione compatta sulle condizioni disposte dall’ordinamento nazionale, in relazione a diritti fondamentali come previdenza, maternità e paternità, equo compenso, malattia e infortunio, ferie, stabilità del rapporto lavorativo, ed altro ancora.

Diverse centinaia di giudici onorari hanno aderito al nostro invito ed hanno quindi sottoscritto un atto di intervento, che abbiamo patrocinato in modo conforme al mandato ricevuto.

Inoltre, con una nostra approfondita memoria, abbiamo rappresentato nel giudizio in questione il ricorrente del procedimento monitorio e attraverso di lui gli interessi di tutti i giudici onorari italiani.

Abbiamo, con eguale spirito solidaristico, rappresentato in giudizio anche alcune Associazioni di giudici onorari, che hanno formulato analogo intervento nel procedimento.

Successivamente abbiamo ritenuto di avviare anche azioni giudiziarie nell’ordinamento nazionale, sia per rispondere alle sollecitazioni provenienti da molti giudici onorari, sia, soprattutto, perché la questione della compatibilità delle disposizioni di legge nazionale con il diritto dell’Unione Europea dovrà essere oggetto di una sanzione giuridica da parte delle autorità giudiziarie italiane. Abbiamo così avviato i contatti con i giudici onorari e con le Associazioni che si sono rivolti al nostro Collegio difensivo, per discutere dell’opportunità di procedere alle suddette azioni individuali.

A seguito di tali contatti, molti giudici onorari si sono rivolti a noi per procedere alle azioni individuali. Abbiamo concordato condizioni che, riteniamo, sono assolutamente coerenti con lo spirito solidaristico con cui abbiamo operato in questa prima fase.

Abbiamo avviato con gradualità il deposito dei ricorsi, in modo organizzato e ragionato, tenendo conto degli orientamenti dei diversi tribunali, nel tentativo di far sì che i procedimenti nazionali risultassero temporalmente sincronici con il procedimento dinanzi alla Corte Europea. In particolare, abbiamo evitato di accelerare il deposito dei ricorsi negli uffici giudiziari più problematici dal punto di vista della gestione di un importante contenzioso lavoristico, con connessione con il diritto dell’Unione Europea, come quello dei giudici onorari.

La Corte di Giustizia Europea, tuttavia, nell’ambito del procedimento C- 472/17, ha dichiarato irricevibile il rinvio del Giudice di pace di L’Aquila, non ritenendo possibile, in estrema sintesi, pronunciarsi su un’istanza formulata da giudice non competente per il merito della causa.

L’ordinanza in questione si presta a diverse valutazioni critiche, ma, lasciando in disparte tale aspetto, essa conclude praticamente con un “nulla di fatto” il procedimento innescato dall’ordinanza del giudice aquilano.

Anche se l’ordinanza ha deluso le nostre aspettative, il procedimento ha registrato alcuni risultati positivi. Innanzitutto non è irrilevante che i giudici della Corte di Lussemburgo si siano astenuti da qualsiasi affermazione o commento, anche incidentale, di carattere negativo sulle nostre richieste e deduzioni. Gli stessi giudici hanno, in realtà, preso atto di una situazione che può definirsi “fuori controllo” quanto al rispetto dei diritti fondamentale, in contrasto con i principi in materia della stessa C.G.E., e anche l’Avvocato generale ha dovuto prenderne atto. Inoltre ci sembra importante che la Commissione Europea, nelle osservazioni scritte depositate nel corso del giudizio, ha rilevato esplicitamente la contrarietà al diritto dell’Unione Europea delle norme nazionali che disciplinano il rapporto di servizio dei giudici onorari.

Si tratta di un piccolo passo in direzione del cambiamento della regolamentazione nazionale del lavoro dei giudici onorari, che, si spera, porterà anche ad una ricostruzione del trattamento economico e normativo, a partire dalla posizione previdenziale, per i periodi pregressi, anche in via risarcitoria; ad una soluzione, in definitiva, giudiziaria e/o “politica” della difficile ed ingiusta condizione dei lavoratori della giustizia italiani, sia per il futuro che per gli anni trascorsi.

Nuove ordinanze di rinvio, sotto diversi profili, sono state successivamente adottate da altri giudici di pace ed attualmente sono pendenti dinanzi alla CGE, a seguito di giudizi da noi patrocinati e su nostra sollecitazione (v. C-658/18 e C-628/18), nel tentativo di superare la rigida preclusione posta dalla Corte di Giustizia nel procedimento C-472/17.

La consapevolezza della necessità di operare anche su un piano politico- istituzionale ci ha poi spinti a verificare, insieme alle Associazioni che ci hanno finora affiancato, la possibilità reale di una modifica in sede legislativa dell’impianto della riforma approvata nel corso della scorsa legislatura. Questo ulteriore “fronte” si è reso praticabile anche perché l’eco delle iniziative intraprese dalla categoria e le posizioni critiche registrate nell’ambito dell’ordinamento europeo e sovranazionale, hanno determinato una disponibilità in tal senso della nuova maggioranza di governo.

Si è costituito, com’è noto, un Tavolo tecnico presso il Ministero della Giustizia, presieduto dal Sottosegretario, in cui abbiamo partecipato con un nostro esponente, che ha portato al tavolo le proposte della categoria e le linee di una possibile “riforma della riforma”, sollecitando, anche con ulteriori iniziative, un atteggiamento costruttivo da parte dell’ANM.

In più, per sensibilizzare ulteriormente le istituzioni europee e fare una maggiore pressione sullo Stato italiano, abbiamo ottenuto di essere convocati dinanzi al Parlamento Europeo, in una sessione dedicata ai problemi del lavoro, e un nostro rappresentante ha esposto la situazione in cui versano i giudici onorari italiani e l’illegittimità della normativa nazionale.

Grazie a questa iniziativa, in data 31 maggio 2018 è stata approvata dal Parlamento Europeo in seduta plenaria a grande maggioranza una Risoluzione in risposta alla petizione presentata dinanzi alla Commissione PETI dell’Unione, discussa nella seduta del 28 febbraio 2017.

Riteniamo prossima l’apertura di una procedura di infrazione nei confronti dello Stato italiano per la violazione delle direttive europee e, fra le altre, della direttiva 1999/70/CE e stiamo monitorando la situazione, cercando di accelerare questa iniziativa importantissima dell’Unione Europea, che ovviamente avrebbe un impatto molto positivo sui giudizi da farsi dinanzi alle autorità giudiziaria nazionali.

Dopo la pronuncia della Corte di Giustizia nel procedimento C-472/17, abbiamo avviato il deposito di tutti i ricorsi che erano ancora in attesa di completamento dal punto di vista della documentazione richiesta o che non avevamo depositato per altre ragioni (ad es. una problematica piuttosto diffusa è stata causata dalla scelta di portare avanti le azioni per gruppi, anziché individualmente, per ridurre al minimo le spese di giudizio, ma a volte non tutti i componenti di questi gruppi hanno prodotto la documentazione richiesta, rallentando così il deposito).

Va detto che due giudizi sono stati decisi con sentenze di primo grado a Milano ed a Roma. In un caso il Giudice ha respinto nel merito la domanda e nell’altro, invece, ha dichiarato la giurisdizione del giudice amministrativo. Non c’è stata alcuna condanna alle spese.

Ovviamente dovremo insistere e soprattutto portare il contenzioso dinanzi alle Corti superiori, per modificare un orientamento negativo che pare essere, anche a molti magistrati, oramai ingiustificato ed anacronistico.

Non c’è più nessuna ragione per attendere oltre, tenendo conto che dobbiamo assolutamente riuscire a ottenere un rinvio ex art. 267 TFUE alla Corte Europea da parte dei Giudici più sensibili alla materia, fra quelli aditi nei rispettivi Tribunali competenti per il merito della causa, in modo da sbloccare la situazione anche sul piano giudiziario. Rispettiamo la volontà di chi ci chiede di attendere ancora, ma riteniamo che più numerosi sono i ricorsi pendenti, più possibilità abbiamo di trovare giudici che comprendano la necessità di una pronuncia della Corte europea in materia.

Com’è noto, abbiamo messo a disposizione dei giudici alcune infrastrutture informatiche, seppure di ridotta portata, come il dropbox, in cui sono presenti le cartelle condivise per ciascun ricorrente dove è possibile inserire i documenti richiesti, oltre ad un sito web e una casella di posta collegiodifensivo@gmail.com per le comunicazioni.

Abbiamo registrato, e ci rammarichiamo di ciò, in alcuni casi, alcuni nostri problemi di coordinamento e delle lacune organizzative e comunicative, ed alcuni ritardi erano forse evitabili.

Tuttavia abbiamo inviato, recentemente, a tutti i giudici che ci hanno conferito il mandato copia del ricorso predisposto e attendiamo la trasmissione dei documenti richiesti per poter provvedere tempestivamente al deposito di tutti i ricorsi ancora in attesa. Dalla lettura del ricorso è agevole comprendere l’impegno e lo studio profusi per rappresentare in modo adeguato le ragioni dei giudici onorari in giudizio.

Abbiamo infine avviato un nuovo ricorso al Comitato Europeo dei Diritti Sociali per la violazione della Carta Sociale Europea e, a valle di questo reclamo collettivo, prevediamo anche la possibilità di rimessione della questione alla Corte costituzionale, per violazione dell’art. 117 1° comma della Costituzione. Allo stato, dobbiamo registrare la Risoluzione del Comitato dei Ministri del 5/4/2017, che si conclude nei termini che seguono: “It is in the interest of the Italian Government to continue an open and frank dialogue with Judges of the Peace’s representatives, also with the objective to find shared solutions on current issues and make sure the Italian judicial meet the standards set out in the European legislation and the European Social Charter”.

Non escludiamo neppure il ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani, come ultima istanza.

In definitiva, riteniamo di aver predisposto, nell’interesse dei giudici onorari, un complesso piano di interventi e di iniziative, a vari livelli, che dovrà ancora svilupparsi e che, perseverando, potrà concludersi positivamente, com’è avvenuto per altre categorie. Ma bisogna essere consapevoli che gli sviluppi saranno necessariamente complessi, dovendosi superare le rigidità e i precedenti di una giurisprudenza nazionale consolidata di segno contrario, che però non può dirsi in alcun modo coerente con i principi dell’ordinamento europeo. Non esistono scorciatoie e il lavoro sarà lungo, si può dire che siamo solo all’inizio.

Prenderemo iniziative pubbliche ulteriori dopo i convegni che già abbiamo promosso, per sensibilizzare l’opinione pubblica e la stessa Magistratura, in cui non mancano posizioni attente sui problemi sollevati dai giudici onorari italiani, che ci onoriamo di rappresentare e tutelare.

Roma, 8 maggio 2019
Il Collegio Difensivo Nazionale

Prof. Avv. Bruno Caruso

Avv. Vincenzo De Michele

Prof. Avv. Giorgio Fontana

Avv. Sergio Galleano

Prof. Avv. Stefano Giubboni

By | 2020-02-07T10:40:02+00:00 febbraio 7th, 2020|News, Senza categoria|0 Comments

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