Comunicato del 26 gennaio 2020

Venerdì 24 gennaio c.m. si è svolto presso il Tribunale di Messina un incontro tra i giudici onorari del distretto di Messina e RC, alla presenza dei professori Sebastiano Bruno Caruso e Antonio Lo Faro del collegio di difesa.

I professori hanno illustrato la recente evoluzione della controversia giudiziaria delle diverse componenti dei giudici  onorari (giudici di pace, got  e vpo) nei confronti dello stato italiano per il riconoscimento della natura di lavoratori subordinati presso l’amministrazione giudiziaria e i diritti di natura normativa e retributiva che conseguirebbero a tale riconoscimento.

Gli avvocati hanno ricordato che presso decine di Tribunali del lavoro italiani pendono ormai centinaia di ricorsi presentati dal collegio, quasi tutti sospesi in attesa del pronunciamento della Corte di giustizia europea, previsto nei prossimi mesi.

Come è noto grazie alle questioni di pregiudizialità europea sollevate dal collegio, il contenzioso dei giudici onorari italiani ha rotto il diffuso embargo giudiziale italiano e finalmente   è  approdato  presso il suo  giudice naturale, quello europeo.

Il primo significativo successo, che può preludere a una svolta definitiva per la lunga controversia, si è avuto con le conclusioni dell’avvocato generale Kokott presentate il 23 gennaio 2020 alla Corte di giustizia europea nella causa C-658/18 UX contro Governo della Repubblica italiana. La domanda del giudice di pace bolognese è stata considerata ricevibile dall’avvocato generale, che ha pure sostenuto –  elemento di fondamentale importanza per il prosieguo del giudizio – la tesi secondo cui i giudizi onorari italiani:

  1. Rientrano nella definizione europea di lavoratore subordinato a tempo determinato
  2. Hanno in tal senso il diritto alle ferie e al relativo risarcimento nel caso di mancato godimento
  3. Hanno diritto, a norma della direttiva europea sul contratto a tempo determinato, a  un trattamento relativamente parificato a quello del lavoratore comparabile, nella specie il magistrato professionale.
  4. Che tale parificazione implica pure la possibilità di una diversità di carriera economica e professionale tra i giudici onorari e i giudici professionali, ma pur sempre all’interno del riconoscimento di un rapporto di lavoro di natura subordinata con la pubblica amministrazione italiana.

Secondo l’avvocato della Corte di giustizia europea, Kokott, i giudici onorari italiani debbono cessare, quindi, di essere di essere ‘trasparenti’  – o meri volontari – per lo stato italiano ed essere invece riconosciuti per quel che sono da sempre: lavoratori, a tutti gli effetti, con pieno riconoscimento dell’intero corredo di diritti e di doveri che segue a una formale posizione di lavoro presso la pubblica amministrazione. 

Se questi principi dovessero essere accolti dalla Corte di giustizia, come è probabile che avvenga – Corte  che sarà pure chiamata a giudicare le ancor più radicali questioni pregiudiziali sollevate quasi coevamente dal Tribunale del lavoro di Vicenza  – i risultati positivi per il contenzioso in atto sarebbero dirompenti e decisivi.

I giudici del lavoro, presso cui pendono le centinaia di ricorsi di giudici onorari   presentati dal collegio (e quelli ulteriori che verranno nelle more introdotti), non avrebbero più alcuno ostacolo (o remora anche psicologica) ad affermare la natura di lavoratori dei ricorrenti: sarebbero anzi obbligati a farlo per rispettare il diritto europeo e la sua primazia (l’eventuale pronuncia della CGUE prevarrebbe su tutte le discordanti pronunce delle corti supreme italiane, compresa la Corte cost.).

Verrebbe ribadita, inoltre, contro ipotesi diverse che son pur circolate, la piena giurisdizione del giudice del lavoro e non del Tar. Secondo la intuizione del collegio difensivo, confermata oggi indirettamente dall’avvocato generale Kokott, i giudici ordinari non verrebbero, infatti, meccanicamente equiparati, per quel che concerne carriera e trattamento retributivo e normativo, ai giudici professionali ma andrebbero   meramente parametrati e agganciati a tale trattamento (per esempio lo stipendio di magistrato ordinario con prima valutazione di professionalità, circa 3200 euro netti al mese, già considerato trattamento equiparabile dal CSM nel parere alla riforma Orlando);  tutto ciò all’interno del riconoscimento di un  normale rapporto di lavoro   di pubblico impiego di natura contrattuale (rientrante nell’ambito di applicazione del TUPI: dipendenti del ministero di grazia e giustizia).

Andrebbe pertanto riconosciuto per il futuro a tutti i giudici onorari uno statuto giuridico pleno iure di lavoratore subordinato di livello certamente dirigenziale, a tempo pieno e/o parziale e possibilmente a tempo indeterminato con pieno ristoro economico, normativo e previdenziale.

Per il pregresso il Collegio, sul modello di altre controversie seriali (docenti, medici specializzandi ecc.) proporrà alla categoria di concentrarsi – in alternativa o in integrazione alle  richieste di liquidazione di arretrati già presenti nei ricorsi pendenti nelle varie giurisdizioni territoriali –  su cause risarcitorie (per danno comune e/o per danno comunitario da Francovich) presso il Foro romano, chiamando direttamente a risponderne lo stato italiano.  

Su questa strategia risarcitoria  – che comprenderebbe nel caso anche il ristoro dei danni da spese di condanna illegittime nei confronti di chi le avesse subito in questi oscuri anni –  il collegio si riserva di coordinarsi con le associazioni di categoria che hanno sostenuto l’azione giudiziaria intrapresa che incomincia a dare sostanziosi frutti.

Roma, 26 gennaio 2020

Il collegio di difesa,

Prof. Avv. Bruno Caruso

Avv. Vincenzo De Michele

Prof. Avv. Giorgio Fontana

Avv. Sergio Galleano

Prof. Avv. Stefano Giubboni.

 

By | 2020-02-07T10:44:01+00:00 febbraio 7th, 2020|News|0 Comments

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