Diffida dei Magistrati Onorari alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per la posizione contributiva

Alla Presidenza del Consiglio dei ministri

presidente@pec.governo.it

e, per conoscenza  all’INPS – sede di (residenza dell’istante)

 

 

OGGETTO: diffida a costituire posizione contributiva ed assicurativa

come lavoratore dipendente del Ministro della giustizia

presso la gestione IVS INPS

 

Lo/a scrivente _______________________________, nato/a a __________________ il ____________________, residente a ____________________________ in via _______________________, codice fiscale _____________________, in qualità di giudice di pace e/o di giudice onorario di tribunale e/o di vice procuratore onorario in servizio presso il Ministero della giustizia nei seguenti periodi e presso i seguenti Uffici giudiziari:

con la presente diffida codesta Presidenza del Consiglio dei ministri a costituire – a titolo di risarcimento dei danni, secondo i principi della sentenza Francovich e a. della Corte giustizia dell’Unione europea (cause riunite C-6/90 e C-9/90) – posizione contributiva ed assicurativa come lavoratore dipendente del Ministro della giustizia presso la gestione I.V.S. INPS relativamente a tutti i periodi di servizio come magistrato onorario innanzi indicati, nella misura della stessa retribuzione ratione temporis percepita dal magistrato togato che ha superato ha prima valutazione di professionalità, retribuzione che è stata individuata dallo stesso Consiglio superiore della magistratura nel parere del giugno 2017 sulla emananda riforma Orlando di cui al d.lgs. n.116/2017 come comparazione per un’adeguato compenso del lavoro dei magistrati onorari conforme agli artt.36 e 38 Cost.; o, in subordine, alle indennità percepite durante il servizio come magistrato onorario.

Di seguito si rappresentano le pronunce (anche interinali) della Commissione Ue, del Comitato europeo dei diritti sociali, della Corte di giustizia Ue e del Parlamento europeo che giustificano tale richiesta.

Con la Iª sentenza O’Brien del 1° marzo 2012 la Corte di giustizia Ue ha applicato al magistrato onorario britannico (recorder) part time le stesse condizioni di lavoro del magistrato professionale, riconoscendogli anche il diritto alla pensione di vecchiaia, oltre agli altri diritti retributivi e previdenziali già liquidati dal Ministero della giustizia, alla luce della clausola 4 di non discriminazione dell’accordo quadro sul lavoro a tempo parziale, recepito dalla direttiva 97/81/CE.

Con la IIª sentenza O’Brien del 7 novembre 2018 la Corte di giustizia Ue ha fatto retroagire gli effetti del riconoscimento del diritto alla pensione di vecchiaia del recorder ai periodi lavorativi antecedenti l’entrata in vigore della direttiva 97/81/CE.

Con la comunicazione DG EMPL/B2/DA-MAT/sk (2016) la Commissione Ue a giugno 2016 ha chiuso con esito negativo il caso EU Pilot 7779/15/EMPL, preannunciando la prossima apertura di una procedura di infrazione, sulla compatibilità con il diritto UE della disciplina nazionale che regola il servizio prestato dai magistrati onorari (giudici e viceprocuratori), in materia di reiterazione abusiva di contratti a termine (clausola 5 dell’accordo quadro recepito dalla Direttiva 1999/70/CE), di disparità di trattamento in materia di retribuzione (clausola 5 dell’accordo quadro recepito dalla Direttiva 1999/70/CE), di ferie (art.7, Direttiva 2003/88, in combinato disposto con la clausola 4 dell’accordo quadro recepito dalla Direttiva 97/81/CE e con la clausola 4 dell’accordo quadro recepito dalla Direttiva 1999/70/CE) e di congedo di maternità (art.8 Direttiva 92/85 e art.8 Direttiva 2010/41).

Il Comitato europeo dei diritti sociali presso il Consiglio d’Europa, sul reclamo collettivo n.102/2013 con decisione  pubblicata il 16 novembre 2016, ha equiparato i diritti previdenziali dei giudici di pace con quelli riconosciuti ai giudici ordinari come lavoratori a tempo indeterminato comparabili, applicando la prima sentenza O’ Brien della Corte di giustizia.

Con la comunicazione del 23 marzo 2017 prot. D 304831, la Presidente della Commissione per le Petizioni del Parlamento Ue, Signora Cecilia Wikström, all’esito della riunione del 28 febbraio 2017 in cui sono state discusse le petizioni nn. 1328/2015, 1376/2015, 0028/2016, 0044/2016, 0177/2016, 0214/2016, 0333/2016 e 0889/2016 sullo statuto dei magistrati onorari in Italia, ha stigmatizzato il comportamento dello Stato italiano e ha invitato il Ministro della Giustizia Orlando a trovare un equo compromesso sulla situazione lavorativa dei Giudici di Pace, per eliminare la «palese disparità di trattamento sul piano giuridico, economico e sociale tra Magistrati togati e onorari», alla luce della sentenza O’ Brien della Corte di giustizia e della decisione del Comitato europeo dei diritti sociali sul reclamo collettivo n.102/2013.

La Commissione europea nelle osservazioni scritte del 23 novembre 2017 nella causa C-472/17 Di Girolamo ha invitato la Corte di giustizia Ue a rispondere alle questioni pregiudiziali sollevate dal Giudice di pace di L’Aquila come segue:

«1. Nella misura in cui il giudice di pace fornisca, per un certo periodo, a favore di un’altra persona e sotto la direzione di quest’ultima, prestazioni in contropartita delle quali riceva una retribuzione, esso è un lavoratore ai sensi della direttiva 2003/88/CE e della direttiva 1999/70/CE. Spetta tuttavia al giudice nazionale svolgere tale valutazione in funzione di detti criteri.

  1. I giudici di pace sono dei lavoratori comparabili ai giudici togati ai sensi della clausola 4 dell’accordo quadro a meno che non vi sia una differenza derivante dal contenuto dell’attività prestata e dai requisiti per accedere alle rispettive funzioni, purchè detti requisiti: a) richiedano qualifiche accademiche o un’esperienza differenti, b) siano attinenti all’oggetto di dette funzioni e c) siano estranei alla durata del rapporto di lavoro. Spetta tuttavia al giudice nazionale svolgere tale valutazione sulla base di detti criteri.
  2. Nella misura in cui, da un lato, per accedere alle funzioni di giudice di pace e di giudice togato sia necessario avere qualifiche accademiche o un’esperienza differenti e, dall’altro, le procedure di selezioni si fondino su requisiti che siano attinenti all’oggetto delle funzioni da esercitare ed estranei alla durata dell’incarico, circostanze che spetta al giudice nazionale valutare, la Commissione ritiene che tali circostanze possano costituire, in linea di principio, una giustificazione oggettiva ad una disparità di trattamento nella fruizione del diritto alle ferie retribuite. Tuttavia, tale diversità nei requisiti di accesso alle rispettive funzioni non può giustificare un’esclusione dei giudici di pace dal diritto alle ferie retribuite. La clausola 5 dell’accordo quadro non si oppone ad una disciplina nazionale secondo la quale alcune misure siano applicabili esclusivamente ai giudici di pace, come le misure preventive e sanzionatorie dell’abuso del ricorso alla contrattazione a termine.».

Nella comunicazione del 28 febbraio 2018 alla Commissione per le petizioni del Parlamento Ue, la Commissione europea ha preso posizioni sulle petizioni nn. 1328/2015, 1376/2015, 0028/2016, 0044/2016, 0177/2016, 0214/2016, 0333/2016, 0889/2016, 1184/2016, 1202/2016, 0757/2017, 0763/2017, 0778/2017, 0779/2017 e 0780/2017, tutte concernenti la situazione di precarietà dei magistrati onorari italiani, confermando la posizione assunta prima nella comunicazione DG EMPL/B2/DA-MAT/sk (2016) del 10 giugno 2016 e poi nelle osservazioni scritte della causa C-472/17 Di Girolamo, cioè che ai magistrati onorari vanno riconosciute le stesse condizioni di lavoro della magistratura professionale.

Al punto 11 (“Giustizia rapida ed efficiente”) del “Contratto per il Governo del cambiamento” pubblicato il 18 maggio 2018 e sottoscritto dalle due formazioni politiche che componevano l’allora nascente Governo italiano (M5S e Lega), veniva sottolineato tra gli obiettivi da raggiungere che «Bisogna riconoscere il ruolo dei magistrati onorari, tramite una completa modifica della recente ‘riforma Orlando’, affrontando anche le questioni attinenti al trattamento ad essi spettante ed alle coperture previdenziali ed assistenziali».

Con la risoluzione del 31 maggio 2018 (2018/2600(RSP)), il Parlamento europeo ha risposto alle petizioni riguardanti la lotta alla precarietà e all’abuso dei contratti dei contratti a tempo determinato, tra le quali quelle nn. 1328/2015, 1376/2015, 0028/2016, 0044/2016, 0177/2016, 0214/2016, 0333/2016 e 0889/2016 presentate da magistrati onorari e già oggetto della risposta della Commissione europea nell’ambito della citata comunicazione del 28 febbraio 2018 della Commissione Peti del Parlamento Ue, invitando gli Stati membri a modificare la propria legislazione per applicare compiutamente la direttiva 1999/70 e la giurisprudenza della Corte di giustizia, con particolare richiamo alla sentenza Mascolo del 26 novembre 2014, per evitare la liberalizzazione e la precarizzazione dei rapporti di lavoro.

Con il decreto del 21 settembre 2018 il Ministro della giustizia Bonafede ha istituito presso il Gabinetto del Ministro un tavolo tecnico per la riforma della magistratura onoraria, nella cui premessa si legge: «vista la risposta della Commissione europea per le petizioni del Parlamento europeo  ai Giudici onorari di pace italiani del 28 febbraio 2018 che afferma che “i magistrati onorari sono lavoratori a tempo determinato e non possono essere trattati in modo meno favorevole rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato ai sensi della direttiva 1999/70/CE”; ritenuto che nella riunione del 30 agosto 2018, tenutasi tra il Sottosegretario di Stato On. Avv. Jacopo Morrone ed i Presidenti delle Associazioni dei magistrati onorari, è emersa la necessità di istituire un Tavolo tecnico quale conferenza di soggetti politici e istituzionali per un confronto sul tema della Magistratura onoraria al fine di individuare un comune indirizzo per redigere un progetto di legge di modifica della suddetta Riforma…».

Sul piano previdenziale, il Governo – dopo il fallimento del tavolo tecnico ministeriale di riforma della magistratura onoraria – ha cercato di blindare l’esposizione dello Stato a rivendicazioni di copertura previdenziale ed assicurativa sui periodi di servizio dei magistrati onorari e, andando in totale contrasto con la seconda sentenza O’ Brien del 7 novembre 2018 della Corte di Giustizia, con l’art.19, del d.l. 29 gennaio 2019 n.4 (convertito con modificazioni dalla legge 28 marzo 2019, n.26) ha previsto una nuova disciplina del termine di prescrizione dei contributi di previdenza e di assistenza sociale per le amministrazioni pubbliche, aggiungendo all’art.3 della legge n.335/1995 il seguente comma 10-bis:

«Per le gestioni previdenziali esclusive amministrate dall’INPS cui sono iscritti i lavoratori dipendenti delle amministrazioni pubbliche di cui al decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, i termini di prescrizione di cui ai commi 9 e 10, riferiti agli obblighi relativi alle contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria afferenti ai periodi di competenza fino al 31 dicembre 2014, non si applicano fino al 31 dicembre 2021, fatti salvi gli effetti di provvedimenti giurisdizionali passati in giudicato nonché il diritto all’integrale trattamento pensionistico del lavoratore.».

Nella ambigua e involuta formulazione della norma, la prescrizione degli obblighi contributivi a carico delle pubbliche amministrazioni per i periodi di servizio fino al 31 dicembre 2014 sembra non operare fino al 31 dicembre 2021, ma in realtà la prescrizione quinquennale opera e preclude il riconoscimento dell’integrale trattamento pensionistico del lavoratore («fatti salvi gli effetti ……. nonché il diritto all’integrale trattamento pensionistico del lavoratore»).

In buona sostanza, il magistrato onorario può chiedere all’INPS di accertare che il Ministero della giustizia assolva agli obblighi contributivi “figurativi” – come è stato già accertato dalla Corte di giustizia nella sentenza del 13 novembre 2008 nella causa C-46/07 Commissione europea contro Repubblica italiana e Inpdap, lo Stato e le pubbliche amministrazioni statali non versano i contributi ai propri dipendenti ma l’accredito presso l’Inps, che ha sostituito l’Inpdap, è solo figurativo e le prestazioni pensionistiche sono, dunque, per la Corte europea, una forma di retribuzione differita – senza che, apparentemente, decorra la prescrizione per i periodi di servizio fino al 31 dicembre 2014, ma in realtà la contribuzione figurativa così riconosciuta non ha alcun effetto sulla prestazione previdenziale pensionistica integrale, cioè di fatto i contributi così riconosciuti non incidono sul quantum della pensione.

Esattamente il contrario, dunque, rispetto alle due sentenze O’Brien della Corte di giustizia, che lo Stato italiano si rifiuta di applicare.

Nella relazione del Primo Presidente della Cassazione sull’amministrazione della giustizia nell’anno 2018, presentata il 25 gennaio 2019 in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, si legge a pag. 26: «In questo quadro, rilievo importante assume l’apporto dei magistrati onorari. La magistratura onoraria è composta da complessive 3.518 unità, di cui 1.273 giudici di pace e 2.245 giudici onorari di tribunale; ad essi si sommano 377 giudici ausiliari di Corte d’appello e 1.734 vice procuratori onorari, nonché, a seguito della recente immissione in servizio, 21 giudici ausiliari di Corte di cassazione addetti alla Sezione tributaria. L’assegnazione ai magistrati onorari di compiti rientranti nell’ordinario lavoro giudiziario costituisce un ausilio offerto al complessivo funzionamento della giustizia, anche se la recente riforma della magistratura onoraria (d.lgs. 13 luglio 2017 n. 116) non ha ancora consentito di fornire una risposta adeguata ai bisogni di efficiente utilizzo di tali professionalità.»

Nell’analisi di impatto della regolamentazione (AIR) del Ministero della giustizia, allegata allo schema di disegno di legge governativo n.1438, contenente “Modifiche alla disciplina sulla riforma organica della magistratura onoraria”, trasmesso alla Presidenza del Senato della Repubblica in data 29 luglio 2019, alle pagg.4-7 (pagg. 27-30 degli atti parlamentari), viene precisato:

  1. a) che la Corte di giustizia Ue è «sensibile al riconoscimento/ampiamento di diritti e tutele nei confronti dei cittadini degli Stati membri» (mentre, evidentemente, i Giudici nazionali non lo sarebbero, almeno nei confronti della magistratura onoraria);
  2. b) che l’Unione europea (cioè la Commissione e il Parlamento), tra le istanze riformatrici del sistema giudiziario avanzate al Governo italiano per quanto riguarda il ruolo e lo status della magistratura onoraria, «aveva prospettato come possibili soluzioni o la stabilizzazione dei giudici onorari in servizio, soluzione non costituzionalmente praticabile, oppure la previsione, per essi, di un impegno delimitato compatibile con l’esercizio di altre professioni»;
  3. c) che la Commissione davanti al Parlamento europeo in data 28 febbraio 2018 «ha ritenuto che le condizioni di lavoro dei magistrati onorari e dei giudici onorari in Italia non dovrebbero essere meno favorevoli rispetto a quelle dei magistrati di carriera e dei giudici di ruolo, in quanto questi ultimi possono essere considerati come “lavoratori a tempo indeterminato comparabili” di cui alla clausola 3, punto 2, dell’accordo quadro»;
  4. d) che pendono due cause pregiudiziali Di Girolamo C-618/18 e UX (Statut des judes de paix italiens), per cui nonostante la prima questione pregiudiziale Di Girolamo C-472/17 «sia stata dichiarata manifestamente irricevibile dalla Corte di Giustizia UE con ordinanza del 6 settembre 2018, giova evidenziare che residua il rischio di apertura di una procedura di infrazione a carico dell’Italia per effetto della pendenza del Pilot n. 7779/15/EMPL»;
  5. e) che «la permanenza in servizio dei magistrati onorari presso i Tribunali e le Procure è avvenuta grazie a continue proroghe annuali adottate al fine di evitare il collasso del sistema giudiziario» e che «la magistratura onoraria viene impiegata stabilmente nella gestione di ruoli autonomi al fine di evitare la paralisi della macchina della giustizia.».

Il Giudice del lavoro (professionale) del Tribunale di Vicenza ha sollevato con ordinanza del 29 ottobre 2019 nella causa C-834/19 Ministero della giustizia e Repubblica italiana la seguente questione pregiudiziale sullo status e i diritti di un giudice onorario di tribunale, nell’ambito di un’azione di risarcimento del danno per inadempimento da parte dello Stato italiano del diritto dell’Unione e, in particolare, delle direttive comunitarie 97/81/CE sul lavoro a tempo parziale e 1999/70/CE sul lavoro a tempo determinato: «Se osti alla realizzazione dell’effetto utile delle direttive 1997/81/CE e 1999/70/CE l’orientamento nazionale che esclude dalla nozione di “lavoratore a tempo parziale” di cui alla clausola 2 dell’accordo quadro annesso alla direttiva 1997/81/CE e dalla nozione di “lavoratore a tempo determinato” di cui alla clausola 2 dell’accordo quadro annesso alla direttiva 1999/70/CE il Giudice Onorario di Tribunale (GOT) che presti la sua attività lavorativa con le modalità poc’anzi illustrate, che caratterizzano lo svolgimento della prestazione ad opera della dott.ssa ……».

Con le conclusioni scritte depositate il 23 gennaio 2020 l’Avvocato generale Kokott nella causa C-658/18 UX (Statut des judes des paix italiens) ha così risposto al secondo quesito proposto dal Giudice di pace di Bologna nell’ordinanza di rinvio del 16 ottobre 2018 sullo stato giuridico della magistratura onoraria:

2) L’articolo 7 della direttiva 2003/88/CE concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro deve essere interpretato nel senso che una giudice di pace italiana, il cui compenso è composto da un importo base minimo, nonché da indennità corrisposte per le cause definite e le udienze, deve essere considerata una lavoratrice ai sensi dell’articolo 7 della direttiva sull’orario di lavoro e ha pertanto diritto ad un minimo di quattro settimane di ferie annuali retribuite, qualora ella svolga funzioni giurisdizionali in misura significativa, non possa decidere autonomamente quali cause trattare e sia soggetta agli obblighi disciplinari dei magistrati professionali. Con riferimento alla durata delle ferie annuali retribuite, siffatta giudice di pace, la quale è stata nominata soltanto per un determinato periodo di tempo, è comparabile ai magistrati professionali italiani. Pertanto ella, ai sensi della clausola 4 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, può esigere lo stesso numero di giorni di ferie dei magistrati professionali. Il compenso durante le ferie deve essere calcolato sulla scorta del compenso normalmente versatole durante lo svolgimento delle sue funzioni di giudice.  

Infine, dopo le conclusioni scritte dell’Avvocato generale Kokott nella causa C-658/18 UX, con la sentenza del 24 gennaio – 5 febbraio 2020 il giudice del lavoro (professionale) del Tribunale di Sassari ha riconosciuto il rapporto di lavoro subordinato di fatto alle dipendenze del Ministero della giustizia di un vice procuratore onorario dal momento dell’immissione nelle funzioni, con ogni conseguenza di legge, richiamando e applicando la sentenza O’ Brien della Corte di giustizia.

Pertanto, di fronte a questo chiarissimo quadro delle posizioni assunte dagli organi e organismi sovranazionali sullo stato giuridico della magistratura onoraria, si ritiene ragionevole che la Presidenza del Consiglio dei ministri non attenda la sentenza della Corte di giustizia nella causa UX sui giudici di pace e quella nella causa C-834/19 Ministero della giustizia e Repubblica italiana sui giudici onorari di tribunale, né l’avvio della preannunciata procedura di infrazione da parte della Commissione Ue, per rendere effettiva tutela dei diritti fondamentali dello scrivente magistrato onorario, quanto meno sotto l’aspetto previdenziale e della posizione contributiva ed assicurativa.

In mancanza, decorsi giorni quindici dalla ricezione della presente che ha valore ed efficacia di diffida e messa in mora, sarà adita l’autorità giudiziaria competente e sarà segnalata il prosieguo del comportamento inadempiente dello Stato italiano anche davanti alla Commissione e al Parlamento dell’Unione europea.

Distinti saluti

By | 2020-03-03T22:35:10+00:00 marzo 3rd, 2020|News|0 Comments

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